Per la libertà e qualità della tua informazione.

La forza della parola - libera, etica - salverà il mondo.

Sono giorni di riflessione (ulteriore) per chi è giornalista. Per chi scrive, retribuito o meno. Per chi sente forte il bisogno di condividere un dato, un’informazione, una bava di conoscenza. Per chi, come noi, pensa ad un modello di business, quello proposto dai giornali, che dopo decenni di stabilità e di forte marginalità, è davvero destinato ad un cambio di rotta epocale.

E proprio in questi giorni è tornata al centro delle intenzioni di molti una riflessione piuttosto intricata sul giornalismo freelance, sulle sue possibilità di sopravvivenza, sul modello che questa pratica può rappresentare in integrazione o disintegrazione rispetto al giornalismo delle redazioni. È ancora in corso, avendo vissuto con entusiasmo e con soddisfazione per la riuscita del progetto, il Kapipal che sta permettendo ad Andrea Marinelli di continuare nel suo lavoro di attento cronista ed editorialista delle primarie repubblicane che stanno per giungere al Super Tuesday. Andrea Marinelli il 19 Gennaio, nell’aeroporto di Charlotte, dove non sono mai atterrato, ma è come se ci avessi vissuto per anni, ha iniziato a scrivere di primarie americane, con precisione, zelo e pertinenza. Il Trading Post, così, è stato subito letto da moltissimi. E senza reticenza alcuna. Il 12 Febbraio, dopo quasi un mese di maratona giornalistica, al seguito dei candidati, riportando con fedeltà gli umori degli americani, gli errori e le strategie di tutti i partecipanti alla corsa repubblicana, Andrea Marinelli ha chiesto aiuto a tutti i suoi lettori, passati e futuri, per continuare in quello che non posso definire se non un precipuo lavoro di alto giornalismo. In poche ore, circa quarantotto, il suo obiettivo di Duemila Euro è stato raggiunto, superato. E ancora oggi le donazioni proseguono a buon ritmo. Che cosa è accaduto? Un grosso magnate gli ha staccato un assegno? No. Moltissimi donatori hanno sentito il bisogno, il desiderio, di partecipare, di essere attivi co-produttori di quella che a tutti è sembrata una imponente e vera iniziativa di libera informazione. Il Kapipal messo in piedi è in questo senso un forte messaggio verso l’informazione affrancata ed intellegibile. Quello che ha permesso il raggiungimento di questo traguardo economico è, di fatto, la presenza su tutte le cose, di un valore aggiunto, di un quid inestimabile che per chiunque avrà letto il Trading Post è assolutamente individuabile dalle prime parole d’incipit. La conoscenza, preparazione e dedizione di un giornalista costituiscono per l’umanità che lo legge quel surplus che – l’esperienza di Marinelli ce lo insegna – ancora tutti noi siamo disposti a difendere, finanziare, richiedere.

A pochi giorni di distanza da quello che qualcuno ha definito un miracolo e che io mi limito a comprendere come qualcosa di buono, sempre sul web, grazie anche a Twitter, che si dimostra strumento di microblogging in grado di essere cassa di risonanza attiva e troppo spesso ancora snobbata da taluni livelli “alti” – quante virgolette andrebbero messe per contenere quella parola…-, un’altra persona dalle qualità giornalistiche sopraffine, una cantastorie della rete, ha chiesto fondi per potersi recare ad Occupy Chicago nei giorni di Maggio. Claudia Vago, nota ai più come Tigella, ha messo in piedi la propria raccolta fondi. Anche qui nessun problema. Duemilaseicento euro raggiunti in poche ore e senza apparenti difficoltà. Eppure, nei giorni subito seguenti la pubblicazione della sua Produzione dal basso, è uscito un articolo che, ben strutturato e del tutto motivato, mi ha spinto a redigere questo. LSDI ha descritto con risoluzione i motivi per cui finanziare il piano di Tigella non sarebbe opportuno. Tra le varie giustificazioni ne ho trovata una particolarmente oculata: Occupy Chicago, movimento del quale mi sembra inutile parlare, gode di una copertura, mediante i Tweet dei partecipanti e attraverso l’attenzione che tutti i media del mondo gli dedicano, che non richiede la presenza dell’ennesima voce sul campo. La motivazione è ineccepibile. Come intimo sostenitore e donatore di numerose campagne giornalistiche e d’inchiesta ho sempre cercato di prediligere l’originalità e l’unicità delle storie riportate, delle mani scriventi. E allora perché appoggiare Marinelli e non Tigella? O viceversa? Entrambi scriveranno di eventi mondiali, molto seguiti e sui quali si riverseranno opinioni diffuse, competenti e abbondanti. Ho pensato alcuni giorni a questo. A motivare una scelta istintuale che ho portato avanti per mesi – quella di stare dalla parte di giornalisti freelance di qualità sempre e comunque.

Non esiste un criterio per il quale sia giusto o meno sostenere una campagna giornalistica, a parte la qualità. Non trovo obbligata la scelta sulla base della numerosità. Quello che distingue persone come Marinelli e Claudia Vago è la competenza, lo zelante attaccamento alla libera informazione di cui sono voci fondamentali. Come ogni endorsment, ogni appoggio, ogni sostegno trova forza nella presuntuosa e pervicace convinzione che il sostenuto non possa fare a meno del sostenitore e che il risultato del sostegno sarà incomparabile.

Come sempre, la differenza è la fiducia tra le persone. Quella che molti hanno avuto nei confronti di questi due cantastorie. E come sempre nella condivisione della parola e nel peso che questa trasporta e con il quale raschia le coscienze esiste una carica di resistenza che fa breccia nelle intenzioni degli uomini. Il modello che emerge in questo momento agli occhi di tutti è proprio questo: l’indomita energia della libertà di parola. Quella che si leva da Piazza Tahir nei tweet di decine di ragazzi che manifestano e che condividono. Quella che emerge dalle profondità della rete, dell’interiorità degli uomini dietro agli schermi e alle tastiere che scevri da ogni condizionamento hanno deciso di collaborare, co-produrre i due reportage americani.

Adesso mi chiedo, sfrucugliando nella mente le foto delle manifestazioni di Zuccotti Park, che senso abbia piuttosto mandare lì un giornalista inviato, con uno stipendio fisso, un fotografo. Pagare per una foto che ho già visto, dal mio account, sul tuo blog. E questa è la sfida dell’informazione di oggi, di domani. Ecco perché sosterrò sempre Tigella e Marinelli. Ecco perché ha senso che vadano, corrano, scrivano il loro prossimo pezzo. Per la qualità che esprimono.

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3 thoughts on “Per la libertà e qualità della tua informazione.

  1. “Per la qualità che esprimono”?? ovvio esiste la liberta’ di pensarla come si crede, ma non mi pare affatto sia questa la carattersitica dei casi segnalati; qualita’ di cosa, se posso?? in realta’ la carta vincente puo’ essere (anzi: e’) lo storytelling in presa diretta, la personalizzazione e l’immediatezza del racocnto, gli spunti imprevisti e via di seguito; e comunque dovremmo riflettere seriamente sul perche’ questi ragazzi abbiano scelto temi cosi’ vendibili (per l’italia), perche’ essere “di moda” e diventare twitter-star e vendersi, badate bene, non a chi ti sovvenziona, ma alla strumentalizzazione di qualceh giornalista doc o testata che “ti tira” perche’ non hanno idee, capacita’ e quindi hanno smepre bisogno di mostro o un eroe da sbattere in prima pagina

    e sul citizen journalism in se’, perche’ non proporre analogo per i villaggi africani, le autostrade nell’amazzonia, le storie del medio-oriente o anche le molte controinchieste sulla monnezza nel sud-iitalia, e vis di seguito: “dare voce a chi non a voce”, come si sul dire, aprire l’infomrazione a scenari e temi meno ovvi, avere il coraggio di essere giornalisti-cittadini sul serio, qui e ora…

    ci sarebbe poi da parlare anche dei non-lettori, del cambio di paradigma dai utenti passivi del giornaismo (e dei media) a partcianti inter-attivi, non piu’ couch potatoes ma camminatori propositivi ad ogni angolo: dove sarebbela differenza in questi casi? preferiamo (no: preferite 😉 dare due euro a dei ragazzotti pur di starevne li’ sul divanuccio: che differenza c’e’ dal godersi gli anchormen e i mezzibusti di sempre? sarebbe questo il modello di giornalismo *partecipativo* proposto? dove loro vanno in giro, pagati (poco) da chi li legge? basta cosi’? e che partecipazione dei non-lettori sarebbe mai questa?

    • Caro Berny,
      Grazie innanzitutto del tuo commento.

      La qualità di Tigella e Marinelli io la vedo dapprima in quello che scrivono, in come lo scrivono. Sono competenti, zelanti e molto accurati; in quello che ho letto di loro ho ritrovato spunti per pensare. Inoltre trovo qualità nelle persone. Non penso desiderino diventare twitter-star o blogger affermati (e anche se volessero, se lo bramassero, non ne vedrei il problema). La qualità del giornalismo sta nella qualità dell’informazione e nella possibilità che il commento a questa informazione possa far riflettere chi la legge. Ed in loro questo meccanismo virtuoso compie il suo giro.

      Tu hai ragione quando sproni ad allargare il dibatitto anche a piste meno battute. Ma di questo non ne possono nulla Marinelli e Claudia Vago. O, meglio, non solo.

      Per quanto riguarda il divanuccio, posso anche qui concordare con te. Essere attivi e co-produttori è fondamentale. Ecco perchè siamo stati sostenitori del Kapipal di Marinelli. Noi, poi, nello specifico, non stiamo affatto sul divanuccio. Penso che questo (modesto) blog lo dimostri ogni giorno. Mettersi in gioco alle volte è una figura retorica banale. Ma anche se lo è, mi sento in gioco ogni giorno. Proprio nella militanza privata vedo la possibilità di essere esseri umani migliori. In questo senso il mio secondo post su questo blog può essere considerato un piccolo manifesto del mio pensiero.

      Spero di essermi spiegato (almeno un pò).
      Keep Going!

  2. Articolo molto interessante.

    Trovo le iniziative di Marinelli e Vago molto interessanti e penso che si basino su un concetto di giornalismo assolutamente nuovo per l’ Italia: il giornalista pagato poco da molti e, soprattutto, direttamente dai lettori. Berny ha scritto che lo farebbero “per vendersi a qualche testata che tira”…io non sono d’ accordo: nel caso di Marinelli (per es. ) collabora già o ha già collaborato con alcune testate “famose” (o almeno mi sembra – e questo significa che qualche qualità c’ è…) ma riuscire a farsi finanziare direttamente dai lettori credo gli possa garantire un’ indipendenza totale…o meglio, perchè dovrebbe farsi “condizionare” se intanto il guadagno gli arriva direttamente dai lettori??

    Sul discorso sui “temi meno battuti” : penso sia giusto, ma penso anche che possa essere un’ evoluzione del discorso…se i giornalisti o i blogger o aspiranti tali vedono che il meccanismo può funzionare allora possono proporre temi meno “di moda” , ma finora siamo ancora a progetti pioneristici, credo. Quindi meglio “provare” a farlo con temi conosciuti, poi chi oserà arriverà (o almeno penso possa essere così…)

    Non sono poi d’ accordo sul discorso “del divanuccio” :
    Mica tutti possono prendersi qualche giorno di ferie, pagarsi un biglietto aereo,ecc.. ogni volta che vogliono sapere cosa succede in una specifica situazione…
    In questo modo pagano (poco? dipende da quanti sono…tanti che danno poco danno comunque tanto, in totale…) qualcuno che sanno essere indipendente per farsi raccontare ciò che non possono vedere di persona, e di cui i “mezzobusto” o non parlerebbero o lo farebbero probabilmente in modo non neutrale, a volte chiaramente “di parte”…

    Per finire vorrei parlarvi di un progetto simile (anche se molto più ambizioso, e soprattutto costoso…) che ho creato insieme ad alcuni amici qualche tempo fa, sempre su kapipal.
    Si tratta di unire le nostre passioni (la musica e la radio, la libertà di stampa e di parola, il software libero) per creare qualcosa di completamente indipendente e che, soprattutto, possa durare nel tempo. Il progetto è questo: http://www.kapipal.com/webradiointernaz

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