Eternit. La Legge è uguale per tutti – La sentenza.

Il Logo dell'azienda della Morte

Casale Monferrato si è svegliata con un pensiero diverso. Non è tornato indietro il tempo. Non sono tornati indietro i morti. E purtroppo non si arresteranno i dolorosi cicli del mesotelioma in quei polmoni infettati, in quelli che verranno travolti. E questo bisogna dirselo. Ripeterselo. Vivremo ancora nel silenzio delle camere ardenti e delle corsie d’ospedale, nel’ovattata solitudine che si trascina nei momenti che avvicinano la fine – che tutti noi abbiamo sperimentato nella nostra vita. Esisterà ancora, aggrovigliato e poroso, il momento della diagnosi , quello dell’acqua nei polmoni. Ma oggi, a pochi giorni di distanza da quella sentenza, faccio una domanda innanzitutto ai casalesi che leggeranno e al resto del mondo poi:

Quanto è distante il dibattito sui soldi della transazione?

Quanti millenni innevati sono trascorsi da quelle parole? Dall’ira di una cittadinanza di fronte alla possibilità che il sindaco Demezzi accettasse, dalle parole lungo le affannate ore delle notti e durante le corpose puntate dell’Infedele di Lerner. Tutti ci ripensano. Ognuno ha dovuto prendere in mano gli articoli e i blog che riportavano la polemica. Perché la liberazione della sentenza ha spazzato via tutto. Ha distrutto ogni ostacolo e ha rimosso ogni accrocchio legamentoso. Perché sentire piangenti quell’elenco, scrutare o immaginare i volti dei colpevoli, leggere, rileggere, quelle parole così alte, inarrivabili, idealizzate, in ferro e legno sopra alla testa dei giudici «La Legge è uguale per tutti», riporta ognuno alla dimensione riappacificata che da tanti ricercava. Nel momento del verdetto lo avrà pensato anche Giorgio Demezzi. È finita. Questa volta un punto lo stiamo toccando. Non servivano i soldi, serviva una parola. E anche se il procedimento civile non avrebbe intaccato quello penale, anche se i 25 milioni accordati oggi sembrano rinforzare la tesi di chi auspicava, come è stato, il fallimento della transazione, l’unica cosa che conta davvero nella testa di tutti coloro che hanno seguito e immolato il loro Lunedì 13 febbraio 2012 è quel giudizio di colpevolezza. Sono quei 16 anni. I resoconti via Twitter di molte persone, in particolare di Spillamy e Teobone, che abbiamo seguito, portano dentro tutta l’attesa, la rabbia, l’angoscia, l’ansia, la melanconia straniata con le quali questa storia senza una fine raschia il fondo della città di Casale Monferrato.

Per settimane, anche sulle pagine di questo blog, abbiamo dissertato, scritto, di strategie economiche e legali, di scelte. Ora mi rendo conto della piccolezza, della meschinità. Al pronunciare di quella sentenza, sulla scia dei nomi che per ore hanno invaso la sala del tribunale di Torino, tutto è scomparso. Questo è il potere della morte, della giustizia. Questa è la forza indicibile del vincolo delle umane cose. Che non sono i soldi. Quando l’uomo intravede giustizia, intravede pace per i propri affetti, per i propri morti, niente altro esiste. E questo andrebbe scolpito nella pietra, nella mente di ognuno di noi.

Ora, anche noi, continueremo a parlare di strategie. In attesa del futuro, dei prossimi gradi di giudizio. Ma questo non ha importanza. Se volete ritornare al vostro cuore, se volete sentirvi uomini ascoltate il verdetto, piangete come al telefono ha fatto con me una mia cara amica, malata di mesotelioma, condannata a morte certa. Leggete i tweet di Spillamy e Teobone. Nell’attesa silente in piazza a Casale di prendere i pullman per recarsi al processo alle 4 del mattino. Troverete forza. Comprenderete, addirittura, per un secondo soltanto, cos’è l’umanità. Tornerete a credere nella Legge.

L’Eternit ci appare un male Eterno. L’uomo muore. Ma questo non esclude il languido dolore che è la pace della Giustizia. Non esclude Pasternak:

il male di vivere non si estirpa, ci si convive con amore.

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