L’Europa e Il Decennio Scheggia

Se il ‘900 è definito da Hobsbawm ‘Il secolo breve’ per la concentrazione degli eventi in un breve segmento di tempo, i primi dodici anni del 2000 potrebbero essere definiti il decennio scheggia. Nel 1999 c’era il ‘Millenium Bug’, che terrorizzava tutti perché si pensava che l’ipotetico difetto insito nei meccanismi quantici dei computer – che secondo alcuni non sarebbero riusciti a contare da 1999 a 2000 – avrebbe fermato il progresso portando l’umanità indietro, d’un baleno, di qualche centinaio di anni. Tutti dicevano: “Ecco, il mondo finisce”. Era scenario apocalittico ma affascinate.

Nel 1999 l’Europa stava ancora facendo i conti con gli strascichi rovinosi delle guerre balcaniche, mai iniziate ufficialmente, mai finite ufficiosamente. La guerra era al largo di Pescara. Sarajevo e Belgrado, Kosovo e Nato erano le parole più battute dalle agenzie di stampa. Le notizie e le informazioni correvano da una parte all’altra del mondo grazie da un giovane sito internet di due ragazzi (russo/americani) che avrebbe rivoluzionato il mondo, molto più di quanto non fecero il telefono o la televisione. Dal 2001 fu il panico-terrorismo a bloccare aeroporti, stazioni e rapporti internazionali; mia madre mi diceva ‘non prendere la metropolitana, salterai in aria!”; Bin Laden terrorizzava i servizi segreti di mezzo mondo, vile condottiero sprofondato in un buco angusto tra le montagne del Qandahar.

L’anno dopo, nel 2002, l’Europa si preparava alla moneta unica sotto la guida di un valido uomo politico: Romani Prodi. Nelle case degli italiani arrivavano le calcolatrici/convertitrici Euro/Lira di Silvio Berlusconi, analogiche, blu con le bandierine dell’Unione Europea; alcune famiglie le buttavano per partito preso, altre le conservavano perché erano utili, altre ancora le incorniciavano, simbolo di un cambiamento epocale. Gli stipendi si dimezzavano e il costo della vita raddoppiava per alcuni, altri invece speculavano alla grande sul cambio di valuta. Da quel giorno 1000 Lire diventarono 1936,27 Euro.

Dal 2002 in poi le frontiere del Vecchio Continente, che ansimava come un mulo caricato a sale, iniziavano ad aprirsi per accogliere altre nazionalità, nuove culture e sistemi sociali e la Comunità Economica Europea – che era diventata UE – guardava alle sfide del futuro. Da un anno con l’altro, viaggiando per l’Europa, le frontiere cadevano e l’Euro avanzava. Sembrava che nulla potesse fermare l’unificazione continentale: Repubblica Ceca, Polonia, Slovenia, Romania, ecc. Tutti chiedevano a gran voce l’ammissione alla moneta unica. I turchi facevano enormi pressioni per diventare comunitari, oggi guardano all’Europa come quei turisti che dal molo hanno visto la Concordia salpare.

Chi ha memoria di inizio secolo, chi ha vissuto il passaggio a cavallo dei due millenni, dice sempre che allora, dodici anni fa, c’era insicurezza sul futuro. Dice che anche al tempo, seppur fossimo più giovani e meno afflitti da un pragmatismo esistenzialista cronico – per dirla alla Kissinger – ci sentivamo insicuri del tappeto politico ed economico che ci era stato sistemato davanti alla porta di casa. Ma cera un punto da raggiungere all’orizzonte che fissava il futuro là infondo, dove saremmo dovuti arrivare.

Oggi molte delle paure e preoccupazioni di quegli anni sembrano svanite – come la minaccia terrorista che esiste tutt’ora. In Europa oggi ci si preoccupa del futuro non perché un giorno arriverà, ma perché potrebbe non esserci più. Con la Grecia in fiamme, l’Italia sull’orlo del precipizio e alle spalle Spagna, Irlanda e Portogallo che si spingono vicendevolmente verso il burrone, Germania e Francia che gettano una fune verso di loro e Gran Bretagna che incita dall’alto della rupe, lo scenario non è proprio simile a quello che ci eravamo immaginati, o che ci avevano propinato. Se il sistema politico e finanziario del continente, della comunità europea ha veramente fallito, come scriveva Scalfari qualche giorno fa, questo lo sapremo solo fra qualche tempo, ma sicuramente possiamo essere certi del fatto che il castello che costruito in anni di diplomazie, accordi, trattatti, firme, rettifiche, giuramenti e strette di mano non ha resistito alla prima grande prova di forza che si è presentata. Il sistema europeo sta crollando dopo dieci anni di moneta unica. I ragazzi che al tempo dell’unificazione vedevano grandi prospettive davanti a loro, libertà di movimento, libertà di lavoro si trovano ora intrappolati in una situazione senza via d’uscità: o sulla scialuppa con Schettino, o sul fondo del tirreno con il transatlantico. Dieci anni sono volati, ed ora precipitano rovinosamente, è l’amara verità

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