Nomination Oscar 2012: Hugo Cabret, Martin Scorsese (recensione)

“Va bene Biglia, ce la giochiamo ai rigori. Chi vince fa la recensione di The Help, chi perde si guarda Hugo Cabret.” Ho accettato con entusiasmo, non vedendo lo spavaldo Mazzetti alle prese con un pallone dalla quinta elementare. Ricordo che durante le ore di educazione fisica vagava per il campo raccogliendo margherite. Al torneo della scuola fu convocato in una sola occasione, grazie a un’epidemia di morbillo e a una sorprendente catena di infortuni che coinvolse anche due femmine e il bidello Salvatore. I quali, nelle gerarchie della gloriosa sezione D, venivano prima del piccolo Giancarlo.

Questo pomeriggio mi sono dovuto ricredere su quel ragazzino con le lentiggini e le orecchie a sventola, oggi giornalista piacente, che dal dischetto si è rivelato un infallibile cecchino.

Con le pive nel sacco sono andato al cinema “x” (qui non si fa pubblicità a nessuno) e ho chiesto, con malcelato imbarazzo, un biglietto per Hugo Cabret – vaglielo a spiegare alla cassiera che hai perso ai rigori con Mazzetti!

Ero già di cattivo umore perché quando penso a Scorsese vedo italo-americani in gessato che si sparano a vicenda per storie di cocaina, mentre il trailer di Hugo Cabret mostra chiaramente un frugoletto francese che vive in mezzo a strani ingranaggi e ha a che fare con un misterioso robot. Insomma, un film per bambini. In 3D. Va beh.

Sono uscito dalla sala piuttosto contrariato. Il film è lento e dispersivo, con una trama strampalata e una serie di personaggi piatti e poco utili allo sviluppo dell’intreccio: il papà affettuoso morto troppo presto, lo zio ubriacone, i due vegliardi che si corteggiano coi cagnolini, la fioraia dal cuore tenero che flirta col poliziotto cattivo che poi in realtà è buono. Gli spezzoni di Méliès sono davvero spassosi ma il tributo alla settima arte si coniuga male con la storia del pargoletto che vive alla stazione, rendendola superflua.

Il problema più grave (nonché unico motivo per cui la nostra sezione Cinema si è interessata alle avventure del piccolo Hugo) è che stiamo parlando di una pellicola che ha ottenuto undici nomination all’Oscar. Lasciando perdere i costumi o il montaggio, ne contesto almeno tre:

Martin Scorsese

Martin Scorsese, il cameo del regista (o cammeo, come preferite).

1)Hugo Cabret non può essere candidato a miglior film. Se i lungometraggi animati di Miyazaki – o Persepolis di Marjane Satrapi- sono costretti al confino nella categoria “Animazione”, in questo caso bisognerebbe istituire un’apposita sezione “3D”, o “Film per bambini”. E’ lecito sperimentare nel campo degli effetti speciali, ma quando si parla di un riconoscimento simile bisognerebbe essere più selettivi.

2)Hugo Cabret non può essere candidato alla miglior regia. E’ offensivo che Scorsese, mio grande idolo, non abbia vinto per Toro Scatenato o Mean Streets e possa essere premiato grazie a questo prodotto per zotici da multisala. Per quanto mi riguarda è possibile che non abbia mai messo piede dietro la macchina da presa.

3)Hugo Cabret non può essere candidato alla miglior sceneggiatura non originale. Mi sembra sospetto che non si sia trovato qualcosa di meglio da affiancare agli altri concorrenti: tra sottotrame in eccesso, ritmo snervante e personaggi liquidati in fretta e furia (nessuno pensa più a Cabret Senior dopo aver scoperto il segreto dell’automa?), è proprio lo screenplay il punto debole di questo caotico impasto.

Altri tre pretendenti all’Academy Award più prestigioso devono ancora uscire nelle nostre sale, ma prometto di mangiarmi il cappello se uno solo tra essi sarà peggiore di questa bislacca opera per poppanti camuffata da richiamo per cinefili. I film che costano duecento milioni di dollari ne guadagnano il triplo anche senza nomination truffaldine. Potrei tollerare giusto il premio per la scenografia al nostro Dante Ferretti (già vincitore per The Aviator e Sweeney Todd) , ma soltanto per puro spirito patriottico. Altri riconoscimenti sarebbero immorali.

Graziano Biglia

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6 thoughts on “Nomination Oscar 2012: Hugo Cabret, Martin Scorsese (recensione)

  1. Sono d’accordo praticamente con tutto. Tranne che con la tua infelice definizione degli “zotici da multisala”. Ho letto mille recensioni su questo film, critiche scritte in modo ampolloso e da critici vanagloriosi, presuntuosi e snob. I film sono fatti anche per la povera gente comune come noi, che spesso siamo sinceri con noi stessi e diciamo “che schifo sto film” anche se è un tanto decantato spaghetti western, e i cinefili ti guardano come se avessi bestemmiato. Vabè…recensione ottima comunque 😉

  2. Caro Klaus, non volevo essere classista, bensì sottolineare la scarsa qualità del film. In effetti l’espressione è un po’ forte e hai fatto bene a farmelo notare. Sappi comunque che odio i critici snob quanto Kid Rock e la birra analcolica. Grazie dei complimenti!GB

  3. scorsese irriconoscibile. ben kingsley si limita a fare il compitino ( ma del resto miracoli neanche potea farne ). e sinceramente non mi sentirei di definire questo film neanche un ( buon ) prodotto per bambini. solo nella nostra passata produzione cinematografica si possono trovare esempi ( ved. ex multis il pinocchio di comencini ) costati infinitamente meno, ma assai migliori sotto tutti i punti di vista.

  4. Pingback: David di Donatello 2012: vincitori e considerazioni. | POTATO PIE BAD BUSINESS

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