Movimento dei forconi: la strategia.

La nascita dei movimenti  ha sempre accompagnato i momenti di svolta del nostro paese. Alcune volte il “movimento” nasce per fermare il progresso politico-sociale e riaffermare valori che l’evoluzione vorrebbe sovvertire; al tre volte, al contrario, il movimento nasce per sollecitare il cambiamento, per promuoverlo.  Ciò che caratterizza un movimento, ad ogni modo, è il raggruppamento di uno o più malumori, spesso concentrati in un determinato territorio, oppure diffusi in determinati ceti sociali o, ancora, inerenti a particolari generazioni o gruppi particolari (i giovani, i pensionati, gli intellettuali etc).

Caratteristica fondante nella definizione dei movimenti è la loro connotazione extra-parlamentare, che nella maggior parte dei casi comporta anche una tendenziale avversione per la politica.

Movimento dei forconi

Movimento dei forconi

Sabato 5 febbraio 2012, a Monreale (vicino a Palermo), il Movimento dei Forconi si è riunito per una conferenza stampa ufficiale, con la quale – dopo la firma l’atto fondativo avvenuto a metà settimana – il Movimento si propone di esporre i suoi progetti.

Ho visto la conferenza per intero, ed è di questo che vi vorrei parlare oggi.

Introdotti dal sindaco di Monreale, che afferma da subito che  «quando le manifestazioni hanno alla base degli elementi sani e portano interessi comuni […] vanno ascoltate», i Forconi iniziano la conferenza con le parole di Franco Crupi, il leader indiscusso (o quasi) che denuncia subito la gravissima situazione dell’amata Sicilia. Le parole sono molto dure, e chiariscono da subito che non stiamo assistendo ad una rivolta di categoria, ma a quella di un popolo: il popolo di una Sicilia ridotta alla condizione di «colonia d’Italia».

Un piccolo striscione sul tavolo recita «Statuto di Autonomia della Sicilia» e, purtroppo, il primo dei quattro punti programmatici precisati dal Movimento è davvero la richiesta di autonomia della Regione Sicila, autonomia che, a loro dire, è scritta nella costituzione ed è stata negata per sessantacinque anni.

Martino Morsello

Martino Morsello

I paragoni con la primissima Lega Nord, da punto di vista dei contenuti, si sprecano; Morsello, inneggiando alla rivoluzione che dovrà fondare la Repubblica di Sicilia, fa un vago riferimento alla politica che fu di Andreotti, Forlani e Craxi, per poi scagliarsi contro il Governo dei «politici ladri», i quali vogliono «soffocare la democrazia» e aiutare le «aziende della mafia». Insomma, sembra proprio che in Sicilia non sia giunta la notizia della caduta di Berlusconi.

Ho atteso questo sabato con ansia, perché credevo che avrei scritto qualcosa di interessante sul concetto di “movimento” (inteso come filo teso tra cittadino e partito), invece mi sono trovato davanti i soliti tre anziani sgrammaticati che reclamano il Federalismo Comunale e incitano i presenti a imbracciare i «forconi delle libertà contro questa classe politica maledetta». La retorica prosegue, di rito, con l’attacco a Equitalia, ai suoi presunti tassi esattoriali e altri vaneggiamenti su generici aiuti all’agricolura e defiscalizzazione del carburante. Davvero niente di interessante.

Sul finale (la conferenza dura circa mezz’ora), comunque, si passa ai fatti: appuntamento a lunedì (il giorno in cui leggete) per organizzare l’assalto all’Assemblea Regionale; tramite l’assedio di tutti i comuni, l’obiettivo è prendere la Sicilia e, solo in un secondo momento, rivolgersi a Roma. Programma di rivolta a tutti gli effetti, peccato che ieri, domenica, Mariano Ferro (anche lui leader indiscusso – e siamo a tre) ha annunciato che la strategia d’azione è destinata a slittare di qualche giorno per «motivi organizzativi». Sempre ieri, sempre Ferro – colui che ha regolarmente registrato il Movimento – ha licenziato Morsello, che però, in quanto fondatore, continua a definirsi Presidente di diritto.

Insomma, se sabato dichiaravano l’unità d’azione, il giorno dopo la prima conferenza ufficiale, il Movimento è già diviso. Del resto, l’impressione è che le folle che millantano di capeggiare non esistano affatto.

Giancarlo Mazzetti

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4 thoughts on “Movimento dei forconi: la strategia.

  1. Che delusione! La Sicilia autonoma? Ma allora va a finire che facciamo gli stessi discorsi dei leghisti! Non sono per niente d’accordo con questa direzione presa dal movimento e hai fatto bene a parlarne. Se tutto questo c’è stato solo per voler spezzettare la nazione allora credo che molti di coloro che hanno partecipato si tireranno indietro. No, non sono più d’accordo 😦

  2. la concessione di autonomia alla sicilia fu data già nel 1946 da Re Umberto , priviliegio che poi é stato riconfermato dalla costituzione della repubblica italiana.
    Ma che cosa significa autonomia regionale?
    Sul piano giuridico, l’autonomia regionale ,comporta ad avere in essa un’autonomia legislativa, cioè il potere della Regione di emanare proprie leggi nelle materie indicate dallo Statuto.
    Quest’ultimo si riferisce a materie molto importanti, come l’agricoltura, l’industria,l’organizzazione dei Comuni e delle Province, la pubblica istruzione, la formazione professionale.
    Le leggi in queste materie, perciònon devono passare da Roma, al Parlamento nazionale, ma possono essere approvate in Sicilia.

    Questo è un fatto con un significato ben preciso: le leggi sono approvate da un organo più vicino ai cittadini e perciò in grado di capirne e interpretarne i bisogni reali, i desideri, le esigenze. Naturalmente l’autonomia legislativa della Regione non comporta la frantumazione dello Stato.
    Accanto alla Sicilia, perciò, esistono altre 19 Regioni tutte dotate di autonomia legislativa e amministrativa.
    Ma la Sicilia, insieme con la Valle d’Aosta, il Friuli Venezia Giulia, il Trentino Alto Adige e la Sardegna, gode di condizioni particolari di autonomia. Queste cinque Regioni si chiamano infatti ‘Regioni speciali”, e si distinguono da tutte le altre che sono denominate “Regioni ordinarie “. Lo Statuto concede infatti alla Sicilia un ‘autonomia maggiore rispetto a quella attribuita dalla Costituzione alle Regioni ordinarie
    mentre per quanto riguarda la nlega nord che reclama con forza LA PADANIA,La nozione “Padania” indica la pianura padana, cioé le regioni attraversati dal Po. La Lega Nord ,QUESTI TENACI LONGOBARDI DEL XX SECOLO intendono invece l´Italia settentrionale e non chiede l´autonomia ma l´indipendenza di quelle regioni che sono economicamente le più forti d´Italia. La Padania é quindi un concetto politico che comprende più regioni e non possiede i requisiti per essere tutelato dalla costituzione.

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