Mr Obama e la discesa in rete de noantri

Ieri mi sono divertito a guardare in streaming sul sito della Casa Bianca la prima conferenza stampa su Google+ tenuta da Obama, andata in diretta su youtube come follow up del recente discorso sullo Stato dell’Unione.

Pochi cazzi una vera figata

Vedere 5 personi comuni, dalle loro 5 camerette, dialogare con l’uomo più potente del mondo è stata una bella sensazione. Poco importa che le domande fossero filtrate in precedenza, che le cavie fossero scelte in base alla loro etnia. Il senso di vicinanza, di dialogo tra politica e gente comune era lì, tangibile. Credibile, oserei dire.

Poi, visto che c’ero, sono andato per sfizio, davvero solo per sfizio lo giuro, a vedere il nuovo sito del PDL, che nelle intenzioni del promotore, il deputato Antonio Palmieri, dovrebbe “sfruttare appieno le opportunità che il mezzo (internet) fornisce” e permettere agli elettori di essere costantemente informati, anche via mobile, sui reali risultati delle proposte del partito oltre che consentire un dialogo costante. Mi sono sentito male, e ripostandolo vorrei condividere la sensazione con voi.

Ora, a parte che moltissimi nei giorni scorsi, tra cui il Nichilista, si sono domandati se bisognasse aspettare il 2012 per creare un portale online quando erano di moda già nei primi anni 2000, il punto è un altro, e riguarda come sempre la credibilità delle premesse. Che uso può farsene un partito tradizionalmente a vocazione padronale come il PDL, delle opinioni della base? Basta dedicare alla visione del sito non più di due minuti per rispondersi da soli: una beata mazza. Seppur apprezzabili i miglioramenti grafici e il tentativo di rendere più immediata la fruizione dei contenuti, grazie ai feedback costanti degli account Twitter dei parlamentari o la mappatura della loro presenza online, l’innovativo “portale” cela in sè tutte le contraddizioni intrinseche allo stato dell’arte del PDL.

Archiviate le gigantografie di Mr B, in home page lo spazio di visibilità dedicato ad Angelino Alfano viene confinato negli aggiornamenti del suo blog personale, sacrificato al centro della pagina, soffocato com’è dalla Fan Page di Berlusconi alla sua sinistra e dal banner di forzasilvio.it sottostante.

il portale del pdl

Angelino rimane schiacciato tra un Silvio e l

Lo “Spazio Azzurro” dedicato alla raccolta di commenti degli utenti è povero e gestito male: gli stessi 4 commenti appaiono in loop da giorni e i loro contenuti risultano fine a loro stessi. Non si può scrivere ad un parlamentare, non si può rispondere ad un altro commento, non è prevista alcuna risposta o forma di discussione.

Questa e

Diciamocelo, una vera presa per il culo.

Una buona fetta della campagna elettorale 2013 passerà necessariamente per il digitale , e questo ormai non è più un mistero neppure per i vertici del partito che cercano di cautelarsi come possono. In fondo tanto la campagna di Pisapia a Milano del 2011 e le campagne pugliesi di Emiliano (comunali 2009) e Vendola (primarie 2010) si sono fondate essenzialmente sul coinvolgimento spontaneo di cittadini, non necessariamente militanti, che hanno avuto un ruolo chiave nelle vittorie elettorali attraverso la diffusione di contenuti via social network. Esempi di successo, in cui la logica anni 80 dell’imbonimento televisivo, del messaggio creato dall’alto che viene sparso come Spirito Santo sui capi dei consumatori indifesi non viene contemplata. Al poveretto che vota il PDL, anche con il nuovo portale, questo non viene ancora risparmiato. Al contrario allo sventurato viene lasciata unicamente la liberta’ di ricevere “aggiornamenti” via cellulare. Anche al cesso quindi, senza possibilita’ di replica. Un tentativo goffo e perverso di controllare la spontaneità’.

“Avere il burro e i soldi del burro”, direbbero i francesi rendendo bene l’idea.

Fa oltremodo sorridere l’iniziativa dello stesso Palmieri e annunciata da Alfano di inaugurare un centro di formazione digitale permanente dedicata ai parlamentari. Gia me li immagino Stracquadanio, Scilipoti e Bonaiuti mentre lenti e inesorabili digitano sulle loro tastiere retroilluminate all’Accademia di Comunicazione Digitale. In pratica pagano professionisti per farsi addestrare.

Mah… Non so voi, ma piuttosto che sorbirmi una campagna infarcita di #sucate preferirei di gran lunga portare il cilicio, che poi equivale a mettere tra i preferiti i tweets di @pbersani.

Intendiamoci, non vorrei mai vedere Monti o Napolitano fare gli auguri di Natale via Google+ perche’ la mia opinione di un politico non cambia a seconda della sua destrezza con l’ambiente digitale. Potrebbero quantomeno lasciarlo fare ad altri. Ma forse sono io troppo duro, non tengo conto delle difficolta’ oggettive che queste persone hanno nel liberarsi dell’ecosistema Pubblitalia, un virus che gli ha rimboccato le coperte per 35 anni.

In fondo sarebbe come chiedere a mio padre di rinunciare ai Ray Ban con l’elastico per inforcare un paio di Carrera.

Lui almeno mi manderebbe a cagare.

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