Genesi, Gestazione e Morte di un Discorso Politico

La prendo dal corner. L’identità europea, in termini di politica, economia e società, nasce in epoca moderna. Durante questo periodo si verificarono i più significativi sviluppi del pensiero sociale oggi conosciuti (religione, stato/nazione, proprietà). In età contemporanea, dunque, ogni considerazione generalizzata a livello sicio-economico deve essere giustificata dai fatti storici scaturiti ed evoluti in epoca moderna. Chissà cosa direbbe ora Orwell del suo 1984, che era tanto verosimile e apocalittico nel 1948 quanto fantascientifico oggi.

Sostenere un discorso politico oggi, contrariamente a ciò che in genere è creduto – e praticato in questo paese di cialtroni -, significa smarcarsi da qualsiasi tipo di ideale, convinzione o credenza che determini un preconcetto basato su questioni ideologiche, altrimenti dovremmo tornare indietro nel tempo e sistemarci comodi tra Carlo Magno e Federico Barbarossa.

Un’introduzione tanto noiosa giustifica un’esposizione altrettanto tediosa.

Nei principali paesi civilizzati d’occidente (dai quali escludo il Lussemburgo) ‘l’atto politico’ basato su un ideale nasce a partire dalla fine del XIX secolo – quando iniziano a cadere le ultime monarchie – e raggiunge il culmine prima del 1950 circa, quando si smarca dalle basi ideologiche originarie e si occupa più attivamente della gestione della cosa pubblica. Ma questo non è successo ovunque. In alcuni paesi europei, come l’Italia, l’innovazione e la crescita sociale di una coscienza politica sono praticamente nulle, se si considerano gli ultimi tre decenni. Nel nostro paese il persistere di una ‘politica di ideali’ già da tempo sorpassata e anacronistica ha causato l’immobilità delle forze politiche che hanno governato; tutto ciò non che è accaduto, è pressoché “copiato”, “riscritto” dai manuali di storia e ciclicamente si ripete; questa è un’oggettiva deduzione. Poi gli stati europei hanno deciso di unirsi in una strana forma di alleanza che ha evidenziato ancora di più le differenze tra le parti.

Se chi legge non è d’accordo con queste considerazioni storiche, si vede che avrà letto e studiato una storia diversa da quella realmente accaduta e utilizza dei pregiudizi irragionevoli e falsamente basati su presunte giustificazioni ideologiche, non ha buon senso e la praticità necessaria per condurre un’indagine sociale degli avvenimenti e delle evoluzioni storiche che ci conducono ad oggi.

Superspot.

L’altra notte ho sognato una cosa bizzarra. Era mattino presto e mi presentavo al Policlinico per una brutta tosse. Lo scenario, come fosse stato dipinto da Magritte, era del tutto irreale. L’ospedale, ora, si chiamava ‘Polliclinico’ ed era pieno di polli. Uno, seduto in sala d’aspetto, fasciato dal collo alla coscia, diceva al medico: “Dottore, ho provato a volare, è andata male.” I medici erano tutti giapponesi. Deliravo per la febbre. Chi ha detto che ho smesso.

Per quanto ci riguarda, il nostro paese vive oggi in un contesto di assoluta precarietà di equilibri, barcolla nel buio, cerca un leader, trova una trota lessa di lago. Considerare l’attuale contesto politico un ‘periodo di transizione’ e pensare che prima o poi la politica e i politici tornino ad occuparsi del governo è un’operazione quantomeno masochistica. La situazione alla quale ci troviamo ad assistere ora sarebbe dovuta accadere almeno trentacinque anni fa. Ecco perché oggi abbiamo un governo tecnico, ci siamo ‘autocommissariati’. Non c’erano soluzioni, nessuno sarebbe stato in grado di governare un paese che nelle vicende politiche è arrivato al 1950 partendo dall’epoca moderna nel 1946, quando si pensava che un ideale potesse governare un paese.

Nelle dinamiche della politica odierna, quella alla quale siamo abituati ad assistere, non c’è alcuna giustificazione di sorta che riguardi un ideale o una convinzione ideologica coerente. Cito alcuni casi esemplari: Antonio Di Pietro, Gianfranco Fini, Fausto Bertinotti, Sergio Cofferati, Livia Turco, Lamberto Dini, Irene Pivetti, Umberto Bossi, La Russa e perché no, Gino Strada. Chi fa politica oggi – e cito alcuni, Nichi Vendola, Gianni Letta, Beppe Grillo, Antonio di Pietro, Luca Zaia, Silvio Berlusconi, Pierluigi Bersani, se non fosse per il sigaro, Matteo Renzi, ROSI BINDI – non ha alcun diritto di farlo perché non è più protagonista del tempo che vive.

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