Nomination Oscar 2012: The Artist, Michel Hazanavicius (recensione)

Orson Welles e sigaretta

Osron Welles e la sua sigaretta

La mia passione per i film d’epoca nacque una notte di tanti anni fa quando, completamente insonne, cercai un’alternativa al sonnifero nella versione integrale di Quarto Potere di Orson Welles, 1941. Convinto di addormentarmi poco dopo i titoli di testa rimasi sveglio per quattro ore e ventuno minuti, stregato da un’ironia straordinariamente attuale e fumando quasi due pacchetti di sigarette (capii in seguito che al tempo molti attori erano sui libri paga delle multinazionali del tabacco, e mi venisse un colpo se non funzionava).

Oltre dieci anni dopo ho deciso di cogliere al volo l’occasione di vedere The Artist di Michel Hazanavicius, film muto girato nel 2011.

Nonostante alcune difficoltà contingenti- la sala non riscaldata all’ottavo piano del cinema, la mia ragazza che spingeva per Alvin Superstar, il commando di cinefili in dolcevita e baschetto appostato nella fila dietro alla nostra- la sensazione è di avere assistito a un capolavoro vero, tesi confermata dalle dieci nomination all’Oscar (che poi non sarà più quello di una volta, ma almeno quest’anno non c’è Il Signore degli Anelli).

The artist

Jean Dujardin e Berenice Bejo

La trama è molto lineare: un divo del muto poco lungimirante snobba l’avvento del sonoro e cade in disgrazia, mentre una giovane comparsa sua ammiratrice diventa una star e cerca di aiutarlo a riemergere. Il primo grande merito di Hazanavicius è la scelta del cast: il film è stato espressamente pensato per i due attori protagonisti, Jean Dujardin e Berenice Bejo, belli come il sole e dotati di una mimica d’altri tempi. Anche i comprimari sono irresistibili, dall’impresario senza scrupoli John Goodman al prode autista James Cromwell.

The Artist

John Goodman, comprimario d'eccezione.

Per il resto si è lavorato a una rielaborazione intelligente dei cliché del tempo che fu. I dettagli sono curati con precisione maniacale, dai titoli dei film ai flash accecanti dei paparazzi, dalle risate forzate degli adulatori al consumo generoso di whisky e sigarette. Molte situazioni, come la scenetta di lei pizzicata nel camerino di lui a giocare col suo soprabito o la gag del cagnolino col poliziotto citrullo, sono piacevolissime proprio grazie alla loro prevedibilità. L’incubo del protagonista, per contro, è una chicca da gourmet ed è senz’altro il modo più originale per introdurre quella comparsata del sonoro che era lecito attendersi.

Un prodotto del genere, peraltro, ha fatto la fortuna dei critici fannulloni: è facilissimo recensire The Artist senza neanche averlo visto, scagliandosi contro il demone del 3D quasi ad auspicare un futuro di soli film muti nei nostri cinema (io The Artist 2 non lo vedrei neanche se obbligato dalla mamma). Oppure si può dire che il film è una palla mortale, facendo comunque i complimenti a Dujardin dopo aver visto il suo bel sorriso su Google.

Jean Dujardin

Jean Dujardin, candidato all'Oscar 2012

Io mi limito ad applaudire questa piccola e irripetibile perla augurandomi che almeno il protagonista venga premiato con una statuetta, a costo di vedere il mio adorato Gary Oldman aspettare altri dieci anni.

Graziano Biglia

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4 thoughts on “Nomination Oscar 2012: The Artist, Michel Hazanavicius (recensione)

  1. John Goodman calza in maniera stupefacente lo stereotipo del produttore cinematografico di hollywood, .
    Il film o meglio la pellicola,unenorme ringraziamento a tutti i grandi film muti.

  2. Non temere, guardo anche film girati dopo il 1959 (a differenza di Bontempi). Peraltro non disdegno neanche quelli con gli schiaffi, prova con “The Believer” o “Brother”.GB

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