Rick Perry lascia – largo a Newt Gingrich

Myrtle Beach dopo Des Moine. Continua su questi schermi la carrellata dedicata alle primarie del partito Repubblicano americano, dal quale scaturirà prima o poi l’unico sfidante accreditato del Presidente più abbronzato della storia degli USA.

Di recente su questi schermi ci siamo occupati dei risultati nello stato dell’Iowa , che hanno visto a sorpresa spuntare il nome del cattolicissimo Rick Santorum piazzatosi al secondo posto dietro all’eterno favorito Mitt Romney. La campagna prosegue negli stati meridionali ed ora è tempo di Carolina del Sud, dove ancora una volta la situazione ai nastri di partenza sembra incerta. La notizia fresca, dello scorso pomeriggio, riguarda il ritiro dell’attuale governatore del Texas, Rick Perry, che a sorpresa fa fagotto e lascia in dote il proprio bagaglio di voti all’eterno sfidante Newt Gingrich, già portavoce presso la House of Representative del Parlamento americano ed oggi considerato il più credibile sfidante del Mormone del Massachusetts.

Diversi i motivi dietro la rinuncia di Perry, prevista secondo tutti gli addetti ai lavori ma non prima dei risultati del Sud Carolina di sabato prossimo. Certamente tra questi l’infinita serie di gaffe, inaugurate dallo storico dibattito televisivo in cui lo sventurato non riusciva proprio, per quanto si sforzasse, a ricordare il nome di un’agenzia governativa che avrebbe voluto chiudere qualora fosse stato eletto alla Casa Bianca. Poiché a Santorum, checche ne dica lui, non viene data una chance, tutti i riflettori sono puntati su Gingrich, che potrebbe insediare finalmente il primato di Romney.

Chi è Newt Gingrich?

Newt+Gingrich

Newt Gingrich e il suo faccione

Cominciamo col dire che a questa faccia da americano corrisponde una storia personale americanissima, ovvero corredata da un cambio di nome all’anagrafe: il nostro nacque infatti come Newton “Newt” Leroy McPherson. Cribbio, ma se ti chiami McPherson perchè mai dovresti scegliere Gingrich.. Ma vabbè, ne abbiamo sentite pure di peggio, tipo Metta World Peace

Nato nel 1947 in Pennsylvania, professore di storia e geografia oltre che portavoce per il partito alla Camera statunitense dal 1995 al 1999, questo politico consumato è passato alla storia per aver interrotto un quarantenne dominio dei Democratici come maggioranza alla Camera. Come ci sia riuscito è una storia davvero interessante, che risponde al nome di “Contract with America”  . In sostanza, insieme ad un altro gruppo di repubblicani, nel 1994 Newton si fece portavoce di un vero e proprio contratto col popolo americano in cui si impegnava a portare a compimento una seria di azioni entro i primi 100 giorni di insediamento in Parlamento ( tra cui la promessa di una consistente riduzione della pressione fiscale).

Si, lo so, vi ricorda qualcosa. Anche a me. Proviamo così: c’era una volta un signore piccolo piccolo, una scrivania di mogano ed un insetto travestito da giornalista..

Siamo nel 2001, e Silvio Berlusconi da Bruno Vespa mutua con 7 anni di ritardo il format di un contratto diretto tra un politico ed il pubblico che dovrebbe votarlo. Si tratta solo di una delle mille e una lezioni che l’omino ha mutuato dalla politica americana, a seguire della congiura comunista e dell’eterna lotta tra il bene e il male. Non gli è andata poi male in fondo.

Silvio+Berlusconi

Silvio Berlusconi e il contratto con gli italiani: non ha pagato le royalties

Ma torniamo a Newton nostro, ex paladino del conservatorismo anni 90, ritiratosi dalla politica attiva nel 98 e tornato alla ribalta annunciando la sua candidatura alla presidenza nel 2010. Oggi il fu McPherson pare essersi riciclato come un moderato dalle posizioni miti. Di particolare nota la sua proposta in materia di immigrazione, in cui si auspica di regolarizzare tutti gli immigrati stranieri residenti negli USA, che pagano i contributi e che hanno una prole integrata al 100% con la società americana.

Questa decisa sterzata verso il centro, come spiega l’americanista Zurleni  può essere dettata dall’esigenza di sfidare Romney sul suo terreno di battaglia, le posizioni moderate, ma sopratutto dalla necessità di smarcarsi dalle posizioni estremiste dei rappresentanti del “Tea Party”, in particolar modo quelle di Santorum.

Sabato ne sapremo di più, ciò che è certo è che questo costante walzer di sfidanti da contrapporre a Romney dimostra sempre più come i repubblicani non amino il mormone e non abbiano ancora deciso su quale piano sfidare Obama. Una destra moderna, in grado di rivaleggiare dialetticamente, oppure l’ennesimo ritorno al far west.

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3 thoughts on “Rick Perry lascia – largo a Newt Gingrich

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