Il Giornalismo è Autoreferenziale

La redazione del TG5 nel 1992. I Ragazzi sono tutti ancora sulla cresta dell'onda.

Era il 13 gennaio 1992, il TG5 debuttava sullo schermo delle televisioni italiane con il mezzo busto di Enrico Mentana: riccioluto occhialuto, informale. Un mezzo busto ‘rivoluzionario’ per i tempi. I tempi bui di Mani Pulite, dell’omicidio Falcone, della Scesa in Campo: Politica e Cronaca erano strettamente legate tra loro e il telegiornale di una rete privata rivoluzionava il mondo dell’informazione popolare. A breve i canali dell’informazione si sarebbero moltiplicati, ma i punti di vista, paradossalmente, si restringevano. Per dovere di cronaca, nel 1992 Io avevo le Micro Machines e mettevo le scarpe da tennis che si gonfiavano pompando la linguetta – erano tarocche e quindi poi scoppiavano. L’immagine della televisione era molto 2D anni novanta berlosconiani. Il TG5, dunque, entrava nella storia dell’informazione. Ma non necessariamente ne rivoluzionava i contenuti. (Per inciso, il Cavaliere aveva deciso di  procedere alla monopolizzazione dell’informazione europea acquistando in primis TV5, in Francia: il Governo glielo impedì e dovette rinunciare alla conquista del continente, ma non alla grande impresa di trasmettere una rete privata su frequenze pubbliche. Decise di chiamare il suo primo canale come avrebbe fatto se avesse acquistato la tv francese).

Il legame indissolubile tra giornalismo e politica entrava in una fase del tutto nuova dal punto di vista della ‘trasmettibilità’ dei contenuti, ma non inedita dal punto di vista dei contenuti stessi. Come quando Bassetti iniziò a vendere quegli orrendi copripiumino con le fotografie colorate di paesaggi e animali, animali e paesaggi, piante e animali, piante e paesaggi. Orribili. Ed ecco iniziata l’era del XXI secolo prima ancora che ne scoccasse il via. La notizia, dunque, inizia ad essere associata ad un viso, all’interpretazione di uno qualsiasi e si comincia a dire: “Vediamo sul cinque stasera cosa dice Mentana del Bossi”, oppure, “la Gruber ce l’ha con i comunisti”. Il giornalista diventa, piano piano, la notizia stessa (è come afflitto da una sindrome propria di Dorian Gray).

2011. Il telegiornale si è moltiplicato nelle edizioni giornaliere, c’è il telegiornale on line, quello via SMS e per 24 ore al giorno. Il format ha rinunciato all’esclusività della notizia, il giornalista non ha rinunciato alla faccia (il quadro di Dorian è definitivamente relegato in soffitta). Ogni giornalista, appassionato morboso di politica e di ‘dialettica metapolitica’ – ovvero la politica che si parla addosso di politica – inizia a preparare la propria carriera da solista. Quello che ora possiamo chiamare ‘telegiornalista’ non sopravvive più riportando le notizie di cui parla, ma vive e prolifera alimentando il proprio rapporto con personalità politiche e discorsi politici che lo fanno quasi sembrare un demiurgo superpartes (Il quadro di Dorian è oramai abbandonato e dimenticato sotto cumuli di cianfrusaglie). E in questa fase inizia ‘il Carosello’ di Ciceroni che ci illuminano sulla scena politica italiana, una distesa di rovine illustri che come i Fori Imperiali vive per forza d’inerzia: il mezzo busto si alza in piedi  e tiene banco. Cito alcuni esempi: Annozero, Lilliput, Ballarò, Che tempo che fa, Otto e Mezzo ecc ecc ecc. Il palco ospiti è, se possibile, ancor più decrepito delle rovine di Roma Antica: D’Alema, Fini, Bossi, Prodi, Veltroni, Bindi, Bertinotti, Cicchitto, Bindi, Bonino,

Bonino-Bertinotti durante un Talkshow. Una coppia giovane e inedita.

Fini, D’Alema, Fini, Fini, Rutelli. Sembra l’Albo d’Oro della Coppa Italia. I conduttori-giornalisti si ‘autoinvestono’ di responsabilità editoriali che non hanno e iniziano, egocentrici, un teatrino inutile di autocompiacimento. Si dimettono, se ne vanno, cambiano rete. Costruiscono la loro fortuna e la loro carriera su dibattiti che non aggiungono mai nulla al discorso originario. Non investono un’unghia nel loro mestiere. Mungono la vacca finché è gravida. E il mondo dell’informazione s’intorpidisce come si era già intorpidito il mondo della politica. E oggi si dice: “Hai visto ieri sera Maroni da Santoro?”, oppure “Ieri c’era Occhetto da Floris”, e ancora “La Dandini stasera ha De Mita e Andreotti”. Politica e giornalismo vanno di pari passo, vecchi decrepiti, e noi sempre meno esigenti, seguiamo a ruota il carretto della ‘Solita Solfa‘.

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