LA MUSICA COSI’ COME LA TROVAI (pissed jeans)

FRULLATORI

I nuovi ribelli potrebbero essere artisti pronti a rischiare lo sbadiglio, gli occhi al cielo, il sorrisino di sufficienza, le strizzatine d’occhio, le parodie dei fini umoristi, i <<Dio mio quant’è banale.>>
                                                                                    DfW

Il Primavera Sound Festival è un’esperienza che consiglio a chiunque: passeggiare sul lungo mare di Barcellona in direzione del Parc Del Forum fermandosi ad ogni bar sulla spiaggia, o supermercato o speak-easy che dir si voglia. Ubriacarsi dalle tre alle quattro volte al giorno, girare per palchi, passare pomeriggi mezzo addormentati sulla spiaggia lasciandosi avvelenare da peperoncini giganteschi. Una lunghissima trasferta con la curva, insomma, senza però lo sbatti della partita, senza il pensiero angosciante del dover guidare o prendere un aeroplano, con l’unico obiettivo di ascoltare un sacco di ottima musica e svagarsi; tornare ad avere diciannove anni per tre giorni (a parte il fatto che io diciannove anni non li ho mai avuti).

Non conoscevo quasi per niente i Pissed Jeans quando me li trovai di fronte che si preparavano a suonare su uno dei diversi palchi di quel festival, la primavera scorsa. Avevo sentito un paio di loro pezzi su YouTube e niente più, e quando dovetti decidere se stare là a sentire loro o se spostarmi per andare a sentire gli ottimi Animal Collective, decisi che sarei rimasto a sentire cosa avevano da propormi. Il fatto che su quello stesso palco, la sera prima, avessero suonato gli Shellac, deve avermi in un qualche strano modo influenzato, ne sono sicuro.

Quando i tre iniziarono a suonare, rimasi soddisfatto e sorpreso. Soddisfatto da quello che ascoltavo e sorpreso dalla quantità di rumore, violenza, rabbia, sudore, spintoni, gomitate che quei ragazzi erano capaci di creare.

Il chitarrista, un mago, era un obeso con una splendida barba che suonava a dei volumi da manicomio, il cantante aveva un fisico da alcolizzato e si aggirava minaccioso sul palco sputazzando e scrivendo trattati sul sudore, il batterista era uno psicopatico totale che continuava a picchiare sui suoi tamburi qualunque cosa gli altri stessero facendo. Mentre i suoi compari, a fine concerto, smontavano il palco e si preparavano, suppongo, ad andare a ubriacarsi, il batterista rimaneva là, indefesso, inebetito, a suonare.

Si vedeva che non gli importava molto di piacere, o di sapere che cosa noi avremmo pensato di loro. I Pissed Jeans erano là per suonare, e suonarono come si deve: urla, chitarre selvagge, esplosioni e disastri, il tizio che spara dall’elicottero in Full Metal Jacket, Hunter Thompson che lotta coi pipistrelli.

Ero sorpreso soprattutto da un fatto: di tutti i gruppi nuovi, di tutti i gruppi di ragazzi della mia età, che avevo visto esibirsi in quei tre giorni, i Pissed Jeans sembravano gli unici ad aver passato più tempo al bar, nella loro vita, piuttosto che in sartoria o dal parrucchiere.

La mia non vuole essere un’osservazione critica fine a se stessa sull’industria musicale del XXI secolo, no, ci mancherebbe. E non voglio nemmeno proporre la mia come unica visione possibile sulla questione. Mi limito a constatare un fatto: sembra quasi che i gruppi di oggi si preoccupino troppo di trovare un bacino per le vendite, piuttosto che lavorare seriamente sui suoni o sugli show da proporre effettivamente al pubblico. Mi spingo quasi al punto di dire che vendono musica come si venderebbe un frullatore o una camicia.

Un lettore attento, e spero che tra voi ce ne siano molti, potrebbe rispondermi che i Pissed Jeans non fanno nulla di diverso: anche loro vendono frullatori. Vendono, cioè, uno stile di vita, un modo di essere, una carezza da fornire al proprio ego una volta ogni tanto, per sentirsi speciali, o comunque diversi.

La differenza, secondo me, sta nell’atteggiamento. Se vengo a sentire un tuo show e i suoni fanno schifo, e mi annoio mortalmente, e magari preferirei essere morto, vuol dire che se resto ho qualcosa da nascondere. Ho da nascondere il fatto che non mi piaci ad un pubblico composto da persone alle quali tu non piaci, ma che restano là perché forse devono restare là.

Per restare ad uno show dei Pissed Jeans, ti devono proprio piacere: nessuno è disposto a prendersi un’ora e mezza di botte per qualcosa che non gli piace.

Me ne sono andato, ad esempio, dal concerto dei Belle And Sebastien (avevo obbligato tutti gli amici con cui ero là ad andare a sentirli, perché speravo potessero essere quelli di Tigermilk), perché i Belle And Sebastien erano là per vendermi un frullatore. Niente di più, niente di meno. Se volete potete dire che mi stavano vendendo una casa al mare, o un aspirapolvere, o un’automobile di lusso, ma il senso non cambia. Di certo non erano là per farmi divertire.

I Pissed Jeans sembravano essere là solo ed esclusivamente per il mio divertimento. Poi magari mi son preso un frullatore e non me ne sono accorto, ma non credo. 

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3 thoughts on “LA MUSICA COSI’ COME LA TROVAI (pissed jeans)

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