Fratelli Musulmani e Democrazia Cristiana: riflessioni.

Una decina di giorni fa, leggevo un articolo (brutto) di Magdi Cristiano Allam dal titolo L’occidente impari dall’Egitto: con l’Islam non c’è nessuna democrazia.

Magdi Allam riceve il battesimo da Benedetto XVI sotto l’occhio vigile del padrino Maurizio Lupi.

Giusto per cronaca introduttiva, Magdi Allam – ex giornalista, ex egiziano ed ex musulmano – nel 2008 si è convertito al Cattolicesimo, ricevendo il Battesimo da Benedetto XVI in persona; il suo padrino è stato Maurizio Lupi, allora già deputato di Forza Italia e, tutt’ora, detentore delle labbra più sexy del giro di Comunione Liberazione.

Nell’articolo in questione, Magdi (anzi, Cristiano) si mostra molto preoccupato per le sorti della democrazia nel “suo” Egitto: indignato e allarmato, in poco più di quattromila battute, Allam scrive sette volte «ora basta!» (probabilmente avrebbe potuto sacrificarne qualcuno, degnandoci quantomeno di un uso accettabile della punteggiatura); con tenacia e schiettezza, il nostro si scaglia contro i Fratelli Musulmani (ch’egli definisce «taglia lingue»), a suo avviso responsabili – come già Hitler e Mussolini – di sfruttare in loro favore lo strumento democratico del «rito delle elezioni» per legittimare quella che si trasformerà certamente nella loro dittatura teocratica.

Se avete qualche minuto da buttare via, suggerisco di leggere l’articolo qui, ma ricordate che il vostro tempo potrebbe essere denaro (o magari ozio, che è meglio del denaro), quindi non vi dannate troppo per farlo.

Sebbene sia ricco di emozioni, il pezzo manca di reale analisi storica. Sbraita, invece di ragionare. E questo è un vero peccato, perché quella in cui si inserisce il suo discorso (se così possiamo chiamarlo) è davvero una delle questioni che io considero più intriganti e stimolanti per l’uomo contemporaneo, ovvero il rapporto tra religione e politica, intrecciato con la riflessione circa il significato, il senso e la possibilità stessa della democrazia.

Il rapporto tra religione e politica è un rapporto complesso, che certo non si può ridurre all’uguaglianza “barbe lunghe in Parlamento = teocrazia”, è un rapporto storico e, per questo, non andrebbe giudicato, bensì analizzato.

Natale 800. In una delle date più famose della storia dell’occidente, Leone III incorona Carlo Imperatore del Sacro Romano Impero.

Talvolta la religione può fondare la politica (come nel caso della comunità di Medina guidata da Maometto), tali altre è lo Stato ad utilizzare una religione per ottenere un consenso ed una legittimazione (come fece l’arcinoto Carlo Magno e, sulla su scia, Ludovico il Pio), altre ancora, poi, avviene che, in uno Stato già legittimato, una religione molto seguita e un partito politico si incontrino e si compenetrino, traendo benefici reciproci.

Il terzo caso è sicuramente il più diffuso nel mondo contemporaneo (ed è certamente il caso in cui rientra anche il nostro Egitto). La Democrazia Cristiana, per esempio, ha espresso il Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, nata il 18 giugno del 1946, per 35 anni consecutivi (Spadolini, nel 1981, fu il primo Presidente non Democristiano).

Il meccanismo è estremamente semplice: la Chiesa entra in Parlamento con i suoi fedeli (o presunti tali), garantendosi dei rapporti privilegiati con lo Stato; il Partito, per contro, senza necessità di un disegno chiaro e prettamente politico-amministrativo, giunge facilmente al Governo, unendo alla propaganda politica, gli efficacissimi canali di trasmissione dei valori religiosi.

Un manifesto della propaganda democristiana nel 1946: il “bene” diventa categoria politica.

In Italia, il gioco è stato particolarmente agevole: la capillarità del cattolicesimo sul territorio, la difficoltà di trovare una collocazione politica per il ceto medio – per lo meno quello che che aveva simpatizzato per il fascismo – e i milioni di dollari iniettati dal rianimatore statunitense (interessato ad incrementare un’alternativa alla “minaccia comunista”) portano la DC, nel 1946, ad essere il primo partito dello stivale, con il 35,2% dei suffragi.

Se vi interessa un parere personale, io credo che in una democrazia matura, efficiente e consapevole, dovrebbe essere vietato l’ingresso in Parlamento a forze politiche che si rifacciano esplicitamente (tramite nome, simboli etc) a comunità religiose, ma penso anche che la realtà vada letta ed affrontata per quella che è, senza indignazioni ideologiche. Per questo, quando sento che in Egitto il partito Fratelli Musulmani ha ottenuto il 36% dei voti, non mi sorprendo affatto e, di certo, non grido al tentativo di ripristinare la teocrazia sovrana di Horo in Egitto.

Sempre io, tuttavia, penso seriamente che la Democrazia Cristiana sia stata la rovina della democrazia italiana, ma non credo che questo dipenda unicamente dal fatto che fosse legata a doppio filo al mondo Cattolico (lo dico perché non vorrei che questa dichiarazione sia assunta quale premessa di strani sillogismi demagoghi). L’attuazione e la praticabilità effettiva della democrazia, per me, sono un fatto prettamente meccanico e istituzionale, costruzione indipendente rispetto agli attori che la interpretano e alla provenienza genealogica dei valori che essi promuovono.

Aldo Moro. L’esponente DC in un momento (classico) di riflessione. Uno dei pochi esperti di diritto democristiani della Costituente, fu quattro volte Presidente del Consiglio.

Se la Democrazia Cristiana ha impedito lo svolgere della democrazia in Italia è più che altro in virtù del fatto di voler essere ad ogni costo l’unica forza cattolica. Aldo Moro, che pur era stato il primo a capire la necessità storica di “aprire a sinistra”, ha la responsabilità di essere stato più democristiano di quanto fosse democratico, perché rinunciò ad un’attuazione efficace dell’apertura per non spaccare la DC. Di fatto, il problema è sempre stato lo scarto tra i contenuti propagandistico-confessionale con cui la DC otteneva i suffragi e i contenuti politici con cui, una volta al Governo, essa doveva fare i conti.

Se Dio esistesse, sarebbe verissimo che “nel segreto della cabina elettorale Dio ti vede, Stalin no”. Peccato, però, che Dio non sia un politico. Voglio dire: votare il Partito Comunista di Togliatti (ma vale per qualsiasi altro partito) significava per lo meno votare un progetto, votare Dio che diavolo significa? La DC acquistava consensi con parole che nulla avevano a che vedere con l’effettiva pratica politica, trovandosi quindi forte dei numeri (rispetto agli altri partiti), ma debolissima al suo interno: correnti, piccole e grandi divergenze, destra, sinistra e centro del partito. E pur di non creare fratture irreparabili, si lasciava l’Italia nell’immobilismo; pur di non scegliere, la si lasciava crescere da sola, senza una guida. Mancanza di “paletti” al dilagare del mercato, mancanza di una virtuosa alternanza di Governo, mancanza di progetti: nessuna democrazia.

Questo, in Egitto, non credo possa avvenire. Lì ci sono diverse forze che fanno riferimento, più o meno ortodossamente, ai valori e alle prescrizioni coraniche: la frattura è già avvenuta, e i contenuti che differenziano i diversi partiti sono già politici. Non c’è un solo “partito musulmano” che cerchi di aggregare tutti i fedeli sotto di sé, ci sono più partiti che sfruttano (come è normale che sia in una fase post-rivoluzionaria) la diffusione dei valori della maggiore religione al fine di accrescere i loro risultati.

Angelo Giuseppe Roncalli, esponente veneto della DC, nel 1956 si battè audacemente contro il dialogo con i socialdemocratici, colpevoli di fondare la loro sensibilità politica sul nemico marxista. Nel 1958 Divenne Papa Giovanni XXII.

Inoltre, e chiudo, come sottolinea giustamente anche Michael Driessen – studioso del rapporto tra religione e stato all’Università Georgetown in Qatar – i Fratelli Musulmani non hanno rapporti diretti con un’autorità ecclesiale equivalente al Vaticano, quindi la strada verso un “compromesso storico” con i laici dovrebbe essere anche più rapido rispetto a quello da noi vissuto.

Giancarlo Mazzetti

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