Alberto Sordi e Gian Maria Volontè (o storia d’Italia)

Le forze dell’ordine rappresentate tramite un uomo de popolo che diventa vigile tra disoccupazione, raccomandazioni e mito del posto fisso

Molti sostengono che, per un terzo della storia italiana, lo stereotipo dell’italiano medio sia stato rappresentato perfettamente da Alberto Sordi, che lo ritrarrebbe nelle sue connotazioni peggiori, ma anche con il grande cuore e lo spirito di rassegnazione che, alla fine, sembrano redimerlo (vedi qui un esempio di questa interpretazione).

Altri, in contrasto coi primi, affermano invece che Sordi sarebbe la maschera di un modello di italiano “mite”, schiacciato dal peso di una società incombente, sempre in lotta e teso – con i tratti pessimistici dell’irrisolutezza – a cercare l’integrazione sociale (vedi qui).

Io credo che ci sia del vero in tutte e due le visioni, ma credo anche, e soprattutto, che l’Italia non sia stata solo quella di Alberto Sordi, né nel cinema, né nella realtà (che poi vanno di pari passo).

L’altra faccia della polizia: Gian Maria Volontè è il Capo dell’ufficio politico della questura.

C’era anche, infatti, quella che io chiamo “l’Italia di Gian Maria Volontè”; un Italia seria, che per i contenuti trattati e per il ruolo dei suoi interpreti si presta meno alla commedia, ma porta piuttosto ad una riflessione, a volte critica, a volte semplicemente intellettuale.

Sto parlando, per esempio, del modello di imprenditoria che vediamo ne Il caso Mattei (1972), che è sicuramente una di queste Italia – quella che, se vogliamo, schiaccia i vari Alberto Sordi. Ma lo è, al suo opposto sociale, anche l’impegno politico degli “ultimi” che vediamo in Sacco e Vanzetti (1971), così come l’assurdità kafkiana di alcuni paradossi del sistema, come emerge nell’ottimo Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970).

Osservando la diversità di approccio di questi due modelli cinematografici (straordinariamente rappresentati) si ha l’impressione ch’essi mostrino mondi diversi in tempi diversi, quando, invece, raccontano lo stesso Paese contemporaneamente. Questo aspetto è a mio avviso sintomo – anzi, specchio – di una incomunicabilità tra le due rispettive realtà separate della società italiana. Da una parte, dall’alto il distaccamento degenera nell’autoreferenzialità della politica, della finanza e dell’imprenditoria e, dall’altra (dal basso), nel disinteresse di massa e nella deriva populista.

Forse il problema sociale del nostro Paese è sempre stato questo, cioè creare un filo conduttore che leghi la “base” al “vertice”. L’arte della comunicazione pretende di unire le due sfere, ma finisce col farlo solo in apparenza. È invece, secondo me, compito di chi sta nel mezzo (e vede l’una e l’altra cosa senza esserne immerso e sommerso) fare da conduttore elettrico e da collante.

Giancarlo Mazzetti

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8 thoughts on “Alberto Sordi e Gian Maria Volontè (o storia d’Italia)

  1. Concordo pienamente sulla necessità di costruire un ponte fra le due (ma sono solo due?) anime d’Italia, così ben descritte nel tuo pezzo.
    Volontè è l’attore che più di ogni altro ha rappresentato per me, negli anni della mia formazione, un modello e un riferimento: di professionalità, di rigore, di coerenza. Lo ricordo in particolare in Porte Aperte di Amelio, e nel ruolo di Zenone in Opera al nero (che ho recuperato in questi giorni e rivedrò dopo più di vent’anni) di Delvaux.
    Grazie per averne parlato.
    PS Se per te va bene, ribloggo questo tuo sul mio blog http://mazzariol.wordpress.com.
    Ciao!

    • Per me va benissimo se lo “riblogghi”!
      Ne approfitto anche per andare a vedere “Opera al nero”, che mi sono perso (grazie per la segnalazione)!

      A presto.
      GM

    • Sono d’accordo che i preti in qtousiene hanno una gravissima colpa per aver abusato di bambini; ma sono anche d’accordo con il punto di vista biblico che condanna le pratiche omosessuali. Ho notato che molti secondo i quali l’omosessualità non dev’essere stigmatizzata non credono che la Bibbia sia la Parola di Dio. E sono liberi di crederlo.Chi scrive che i versetti biblici inerenti a questo argomento indicano “come vedono gli uomini che scrissero, tradussero e modificarono la bibbia” non conosce i fatti relativi alla stesura e alla traduzione delle Scritture e tenta di minare la base del giudizio di Dio riguardante le perversioni sessuali e altri tipi di condotta errata.Ma non serve a niente: è come un malato febbricitante che toglie di mezzo il termometro per dimostrare che non ha la febbre… E’ sciocco, puerile e inutile.Per di più il punto di vista biblico circa il sesso non è stato elaborato da uomini vissuti molto tempo fa. È il punto di vista del Creatore dell’uomo; esso rende chiaro ciò che si richiede per avere la sua approvazione; fornisce anche norme che contribuiscono a rendere stabili le famiglie e permettono di avere amicizie sane e felici fuori della famiglia. Coloro che seguono questi consigli si risparmiano le profonde cicatrici emotive e le ripugnanti malattie che accompagnano la condotta immorale. I consigli biblici sono molto attuali per quanto riguarda il soddisfare le necessità di coloro che vogliono avere una coscienza pura dinanzi a Dio e una vita esente da inutili frustrazioni.Personalmente ritengo che ciò che la Bibbia dice sia più importante di qualsiasi opinione umana, perché ci rivela i pensieri del Creatore dell’uomo. Come insegnò Gesù: “Felici quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica!” (Luca 11:28)

  2. Reblogged this on el MAZZARIOL and commented:
    Dovessi scegliere un attore italiano la cui effige utilizzare come sigillo di un mio personalissimo pantheon di celluloide, senza esitazione sceglierei Gian Maria Volontè.
    Come molti della mia generazione, ho incontrato il suo sguardo sarcastico, tirato, quasi luciferino, nelle infinite visioni dei classici di Leone. Per mia fortuna, alla fine degli anni’80 la passione per il cinema mi ha permesso di conoscerne la straordinaria forza espressiva e la maturità interpretativa anche nelle opere successive in cui è stato splendido protagonista, dai ’70 in poi.
    Il cinema è distrazione, contemplazione di bellezza, necessaria valvola di sfogo per la tensione di uno spirito emotivo come il mio. Ma nel tempo della maturità è stata per me anche guida fedele in un percorso di crescita civile.
    Volontè è una delle icone di questo percorso. Nei miei 20 anni ha rappresentato, con personaggi combattuti, complessi, contraddittori, come il giudice Di Francesco di Porte Aperte o l’alchimista Zenone di L’opera al nero (pellicole che ho avuto la fortuna di vedere sul grande schermo), un modello civile eccellente e adeguatamente problematico per un animo ancora in formazione com’era il mio.

    • “Tu pensa a dove mettere la cinepresa, al personaggio ci penso io”
      G. Volontè
      (citato nel libro “Un attore contro” del 1984)

  3. La Classe operaia va in paradiso, realismo struggente, che film!
    ….diceva il Militina che ci ha sognato, ha sognato tutti noi qui nella catena di montaggio, c’era il muro che poi veniva giù.. e tutti quanti si andava in paradiso……

    • Lavoratori, buongiorno. La direziona aziendale vi augura buon lavoro.
      Nel vostro interesse, trattate la macchina che vi è stata affidata con amore. Badate alla sua manutenzione. Le misure di sicurezza suggerite dall’azienda garantiscono la vostra incolumità. La vostra salute dipende dal vostro rapporto con la macchina, Rispettate le sue esigenze e non dimenticate che: macchina + attenzione = produzione. Buon lavoro.

      Eccezionale.

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