Dizionario di Neolingua

Nel 1994 il calcio si chiamava ‘Pallone’ e i tifosi se le suonavano ancora fuori dagli stadi.

Quando da piccoletti io e mia sorella andavamo a fare merenda dalla nonna il sabato e la domenica pomeriggio – nel 1994 si faceva ancora merenda perché il pomeriggio esisteva ancora -, entravamo in casa dalla cosiddetta porta di servizio, ovvero quella che da sul balcone, ma che, di fatto, era la porta usata sempre da tutti. Nelle calde giornate di inizio estate la domenica si sentiva la sigla di ‘Tutto il Calcio Minuto per Minuto’ fin dall’androne dell’ascensore. Mentre mi avvicinavo alla porta, intanto, montava anche l’odore del pane abbrustolito sui fornelli: la merenda – una parola oramai desueta e oggi sostituita con ‘bipartisan’ – consisteva in un tazzone di latte con le cosiddette ‘fette di pane abbrustolito, burro e marmellata’.

Il nonno usava la stessa forchetta – oramai da decine di anni – per tostare il pane alla fiamma, tant’è che l’arnese era diventato una sorta di scultura d’arte postmoderna. Di volta in volta lo si sentiva imprecare perché il pane cadeva nel fuoco. “Boia d’un demonio. Luciana!”

Una volta che era tutto pronto ci sedevamo al tavolo e si chiacchierava. Di tanto in tanto il nonno intingeva un biscotto nella mia tazza di latte. Mia sorella, che è sempre stata un’entusiasta della compagnia familiare, non se ne stava mai zitta un minuto: lei e mia nonna insieme sono un’arma letale che scoraggerebbe la buona volontà di un parroco al confessionale.

La radio raccontava le partite; il Bologna – la squadra del nonno –  perdeva in casa dal Pescara, il Cesena – la squadra della nonna – veniva nominata di tanto in tanto quando Marchesini leggeva i risultati della serie C. Nel 1994 la serie C era quasi più importante della serie A perché la gente tifava la squadra della propria città, non una tra le squadre più importanti del paese.

Alla fine dello spuntino, mia sorella e la nonna si mettevano a giocare a carte, io invece andavo nella camera infondo a fare delle gran battaglie con i soldatini. Erano altri tempi, non c’erano i videogiochi. Anzi, c’erano ma io non me n’ero accorto. Anzi, io ero già vecchio. Qualche volta mi alzavo per andare nello studio del nonno, il quale stava scrivendo il libro di ricette di famiglia – che fu in seguito pubblicato – con uno dei primi modelli di personal computer, quelli che dovevi spegnere una volta ogni ora, altrimenti si surriscaldavano e te li perdevi per sempre. Nel 1994 molte cose si surriscaldavano: ad esempio, le automobili, oppure le lampadine. Prima che si spegne del tutto, sullo schermo del computer rimaneva un puntino bianco per diversi secondi e passando una mano sul vetro ti beccavi tutta l’energia cinetica. Era uno spasso. La tastiera aveva i tasti rimovibili e intercambiabili e io mi divertivo un mondo a scambiare la posizione delle lettere, così quando il nonno si metteva alla scrivania lo sentivi lamentarsi da matti contro la tecnologia, perché quando voleva scrivere “pollo” a seguito del mio malefico scambio veniva fuori “collo” o “mollo”. Ho qui sotto gli occhi una pagina in seguito stampata da mio zio, diventato poi famoso come “il criminale della polenta Taragna” – il quale era molto divertito da queste vicende: avevo scambiato la ‘C’ con la ‘S’. La ricetta degli Spaghetti alla Busera risultava la seguente.

Cpaghetti alla Bucera.

In una sacceruola son olio coffriggere la sipolla e l’aglio tritati. Unire i pelati e suosere a fuoso bacco son il sopershio per 30 min. Aggiungere gli csampi, la polpa di granchio ed il peperoncino. Irrorare son il vino, lacsiare evaporare e sontinuare a suosere per 10 minuti. Leccare la pacta, csolarla e sondirla son il cugo preparato. Vino Sonciliato: un Vermentino Cardo.

 

Nel 1994 il calo demografico nel paese aveva fatto sì che le caramelle fossero gratis per i bambini. Non ho mai capito in che modo un tale fatto avrebbe potuto aiutare l’incremento delle nascite. Nello stesso anno, in montagna, cadevo rovinosamente in un cespuglio di ortiche, tentando di aggredire mia sorella alle spalle. Mi procurai ustioni di considerevole gravità sulle gambe e sulla faccia.

 

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One thought on “Dizionario di Neolingua

  1. Luke.. che bel racconto! Non sai quante memorie hai riportato a galla.. bellissime!!
    e ora parlo meno… dai…. !
    Mi mancano tanto le tazze di latte e le fette biscottate del nonno.
    Dobbiamo prenderci quella forchetta!

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