Una Legge Dura

Ero un bambino molto presuntuoso e saccente tanto che un giorno la maestra di terza media mi chiese:

“Luca ma tu credi in Dio?”

Io risposi: “ Beh oddio, credere è una parola grossa, diciamo che lo stimo.”

Il primo anno di liceo ebbi subito grossi problemi col professor Ferrari – Latino – quando tenne la lezione sulla storia della grammatica Latina:

“Non esiste una grammatica scritta del latino, ragazzi. Quello che studiate voi sono solamente congetture fatte dai posteri, i quali hanno tentato di ricostruire la sintassi della lingua. Sì Giulianelli, dimmi?”

“Mi chiedevo, professore: cosa studiamo a fare la grammatica se son tutte congetture. Chi sarebbe tanto allocco da studiare per una vita qualcosa di cui non ha la benché minima certezza?”

Gli avevo praticamente detto che, a mio parere aveva buttato via venticinque anni della sua vita… Finii il liceo dopo sette anni sotto gravi minacce di non uscirne mai col diploma.

Il diploma invece lo sventolavo perbenino in faccia al professor Turtur il settimo anno,dopo aver preso la maturità. Quell’anno ero diventato particolarmente fastidioso per l’autorità costituita:

“C’é qualcuno che, nelle versioni di settimana scorsa, ha tradotto per l’intero brano ‘Talebani’ anziché ‘Tebani’. Ne risulta che ‘i Talebani animati dalla nobile stirpe da cui provenivano attaccarono in falange unita l’esercito di Serse. Leonida, comandante dell’esercito talebano, pronuncia il seguente discorso: ‘Talebani! Morirete in difesa dei valori del nostro popolo, in difesa della democrazia e della nostra terra’. Giulianelli, tu hai per caso idea di chi possa essere un compito così spassoso?”

La scuola per me è stata un campo di battaglia; possiamo dire che l’esercito per il quale combattevo era rappresentato da me stesso e il mio compagno di banco Roberto Trucillo: io e Trucio ci siamo fatti tutti e sette gli anni spalla a spalla, sia al bar che a scuola. Avremmo dovuto capire prima che la scuola non era roba da ribelli, ma l’agricoltura avrebbe accettato molto volentieri la nostra indole selvaggia.

Nonostante tutto, la mia esperienza scolastica è la conferma del fatto che si può vincere la guerra perdendo tutte le battaglie. Come dice Sun Tzu in un libro millenario sull’arte della guerra,

Se conosci il nemico e conosci te stesso,

nemmeno in cento battaglie ti troverai in pericolo.

Se non conosci il nemico ma conosci te stesso,

le tue possibilità di vittoria sono pari a quelle di sconfitta.

Se non conosci né il nemico né te stesso:

ogni battaglia significherà per te sconfitta certa.

Oggi sono arrivato alla fine certa della mia vita da studente e posso essere sicuro di una cosa: chi ha detto ‘l’importante è partecipare’ è un emerito imbecille con il timbro di qualità. L’importante è sempre e comunque VINCERE.

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